AGGIORNAMENTO del 16 luglio:
- Per chi volesse partecipare al funerale, l'appuntamento è per venerdì 18 luglio alle 10.30 in Duomo a Casale. Vietato venire vestiti a lutto.(qui alcune info)
- Quanto accennato qui si sta piano piano concretizzando. Chiunque fosse interessato o volesse dare un contributo mi faccia sapere, lo metterò in contatto con la famiglia.
Quando frequentavo il liceo avevo l'impressione che saremmo andate lontane.
Valeria, io, Valentina.
Valeria ed io gli ultimi anni facevamo coppia fissa, come solo le migliori amiche sanno fare: uscivamo insieme, avevamo amici comuni, eravamo il "traino" del gruppo. E sì, c'era sempre Valentina: alle serate, ai concerti, ai pomeriggi casalinghi. Ai capodanni in montagna.
Valeria ed io, sempre scapestrate, coi nostri amori, le nostre fisse politiche, le nostre iniziative buffe - ci accordavamo per vestirci uguali (domani anfibi e maglietta del Che!) - facevamo le alternative, le buffone. Tenevamo un quaderno in cui scrivevamo i nostri segreti: lo avevamo battezzato il "Valvolone" (di sfogo). Avevamo anche girato video buffi e divertenti (non esisteva ancora youtube... si usavano le 8mm). Era Valentina che ci riprendeva. E ci prendeva in giro, lei più piccina di noi di un paio d'anni. Stava al gioco con una sorta di condiscendenza bonaria, affettuosa. Probabilmente era più matura di me e Valeria messe insieme.
Entrambe le sorelle avevano uno spiccato senso artistico (il padre è un eccellente pittore) e un fortissimo senso etico e civile (e questo credo lo abbiano ereditato dalla mamma).
Dopo il liceo mi sono trasferita a Milano per l'università. Un paio d'anni dopo è arrivata a Milano anche Valentina: abbiamo passato anni meravigliosi di condivisione (costavano ancora poco gli affitti... ma a noi sembravano cifre enormi!).
Oltre a disegnare meravigliosamente (e affinare il suo talento in una prestigiosa scuola per stilisti), sapeva anche cucire eccezionali creazioni. Vestiti particolarissimi, che indossava meravigliosamente. Vestiti che riuscivano ad essere sia grunge sia elegantissimi, sia classici sia d'avanguardia. La chiamavo Talentina. Qualche volta mi regalava una maglia, un paio di pantaloni: di solito capitava quando glie li chiedevo in prestito per la terza volta (che pazienza, Talentina!)
Era talmente bella che per qualche tempo ha anche fatto la modella. Mi ha regalato i suoi primi provini: una di queste bellissime foto voglio pubblicarla qui. Perché i giornali, davvero, sono stati inclementi. Anche il suo sguardo era speciale: aveva un occhio color miele e un occhio azzurro. Ma il bianco e nero purtroppo non rende.
Talentina.
Quando è stata aggredita, sei anni fa, mi trovavo in Svizzera, da parenti.
Sono tornata a Milano. Ma non mi ha raccontato tutto.
Mi ha detto che un Mercedes aveva raggiunto lei e il suo fidanzato (un ragazzo dolcissimo, buonissimo. Come lei). Alcuni ragazzi, probabilmente strafatti, avevano iniziato a picchiarli e insultarli. E poi avevano fatto qualcosa.
Era passata un'altra macchina, aveva rallentato: loro erano scappati. E poi erano tornati.
E lì Valentina si è fermata. Non ha voluto dirmi altro, come bloccata.
Ha solo aggiunto che poi non voleva farli andare via, che si è lanciata sulla loro macchina, che loro sono scappati. E che lei in ospedale - per tutta la notte - non aveva fatto altro che ripetere il numero di targa, ossessivamente.
Valentina se n'è andata da Milano. Voleva lasciarsi tutto alle spalle, ricominciare.
L'ha fatto: si è iscritta a una nuova facoltà a Torino, neuropsichiatria. Mi diceva: studio e lavoro, sì, mi trovo bene qui. Ci sentivamo al telefono, sempre più raramente.
Ha affrontato i processi. La sua famiglia le è stata vicina. Ma non è bastato.
Quegli schifosi non si sono fatti un giorno di carcere: erano incensurati figli di papà. Se non ricordo male di Novara.
Vorrei sapere i loro nomi.
Valentina si è tolta la vita sabato.
Sì. Si è uccisa. Avrebbe compiuto 29 anni fra qualche giorno.
Vorrei saperli. Sapere i loro nomi.
Sapere i loro nomi e scriverli ovunque. Perché loro al processo ridevano. Perché se ne fottevano. Perché non hanno il diritto di essere considerati parte della nostra società. Perché non li riconosco come cittadini. Perché non li considero esseri umani.
Non dimenticatela. E non dimenticate loro, i bastardi.
Ciao Valentina.

