Un "consorzio" costituito da Google, Microsoft, Oracle, PayPal, Novell (=produzione di software e reti) ed Equifax (=una delle più grosse agenzie di rating del credito personale) ha lanciato da un pò di tempo negli Usa la proposta di istituire una carta di indentità elettronica, amichevolmente battezzata iCard.
Qui in Italia la notizia ha iniziato a circolare da ieri sui media nazionali (da giugno sui blog italiani, ad esempio qui).
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In cosa consiste? E' codice digitale unico e personale. Una specie di codice fiscale online che dovrebbe (visto con gli occhi di chi la propone):
- facilitare ai commercianti e agli operatori internet di identificare i consumatori con maggiore sicurezza.
- semplificare l'accesso da parte dei consumatori, che potrebbero definitivamente smettere di collezionare username e password differenti.
- Garantire la sicurezza dei pagamenti, in quanto il processo di trasferimento di denaro si baserebbe sul collegamento simultaneo di tre parti: l’utente, il suo fornitore di iCard, il beneficiario della transazione.
I dati sarebbero gestiti da una realtà esterna, la Information Card Foundation, (i cui membri del Cda, guarda caso, sono tutti "vicini" a Microsoft).
Ah, con "dati" si intendono anche dati governativi relativi all'identità dell'utente e informazioni biometriche ("per prevenire frodi")...
Innanzi tutto farebbe impallidire perfino Maroni. Che forse proporrà di mettere un microchip in tutti i bambini rom, perché loro navigano poco in rete e non sia mai che ne resti fuori qualcuno.
Poi, piccolo problemino: oltre all'ok degli utenti è ovviamente imprescindibile l'ok da parte dei milioni di siti web approvino e acquisiscano il nuovo sistema. Robert Blakely (della Burton Group, a sua volta parte del consorzio) dice: la mission del gruppo è assicurare che l'industria collabori e che questo non diventi un nuovo campo di battaglia..."
Va beh, se vi interessa qui il nuovo istituto risponde alle FAQ (è un PDF)